Malattia di La Peyronie o Induratio Penis Plastica (IPP)

La malattia di La Peyronie o Induratio Penis Plastica (IPP) è un patologia del tessuto connettivale del pene che coinvolge la tunica albuginea, cioè quella membrana che circonda i corpi cavernosi.

La fibrosi e la formazione della “placca” nell’albuginea sono il risultato finale del processo infiammatorio che più frequentemente ha alla sua origine un trauma penieno o meglio ripetuti traumatismi, anche non violenti, durante il coito, sono tuttavia possibili una genesi auto-immunitaria ed anomalie cromosomiche (aneuploidia, trisomie 7-8, cromosoma y).

Prevalenza

La sua prevalenza nella popolazione maschile ha valori variabili compresi tra lo 0,6% nella fascia di età 10-19 anni, fino ad arrivare al 35.5% nella fascia 50-59 anni.

Tra le patologie più frequentemente associate abbiamo: Malattia di Dupuytren (fino al 40%), Diabete mellito (fino al 23%), Malattia ossea di Paget (31% dei pazienti con malattia di Paget presentano IPP).

Sintomi ed i segni

I segni e sintomi di più frequente riscontro sono rappresentati da: dolore penieno in erezione, incurvamento penieno, difficoltà meccanica nei rapporti sessuali, disfunzione erettile.

Incurvamenti penieni acquisiti - Malattia di La Peyronie

Diagnosi

Dal punto di vista diagnostico è importante eseguire una corretta anamnesi (patologie associate, traumi durante i rapporti, dolore in erezione, modificazione più o meno rapida della fisiologica curvatura peniena), seguita da ispezione (esame curvatura a riposo e dopo iniezione di sostanze vasoattive, valutazione elasticità peniena), ed esame obiettivo con palpazione (numero delle lesioni, estensione delle lesioni, sede delle lesioni).

In una fase successiva si esegue un’ecografia peniena dinamica per documentare la presenza e le dimensioni della “placca”, o meglio, un ecocolor doppler penieno dinamico per valutare anche la fase vascolare dell’erezione.

Come completamento diagnostico è utile documentare fotograficamente l’entità dell’incurvamento penieno tramite le aufoto sec.Kelami.

Placca dorsale: curvatura verso il basso

Placca dorsale: curvatura verso il basso


Placca ventrale: curvatura verso l'alto

Placca ventrale: curvatura verso l’alto

Terapia medica e fisica

Il primo approccio terapeutico è di tipo “medico” e ha lo scopo di ridurre il dolore e bloccare l’evoluzione della malattia, vengono usati soprattutto la vitamina E, le carnitine ed il tamoxifene.

Può essere utilizzata anche la somministrazione iontoforetica di Verapamil e Cortisone, sostanze che in situazioni particolari possono essere iniettate intraplacca.

Le terapie di tipo “fisico” hanno mostrato un’efficacia variabile ed includono: la ESWT (litotrissia extracorporea con onde d’urto), il laser e l’ipertermia.

Più recentemente è stato introdotto in commercio il farmaco Xiapex, in grado di ridurre gli effetti della malattia mediante un ciclo di 4 iniezioni eseguite direttamente nella placca. La sostanza iniettata (collagenasi) causa lo scioglimento della placca di collagene e, secondo i test effettuati, può ridurre la curvatura peniena fino al 35%.

Se la placca determina molto fastidio e l’incurvamento rende impossibile il rapporto si deve ricorrere alla “chirurgia”.

Terapia chirurgica

Sono possibili diversi approcci chirurgici:

  • corporoplastiche di raddrizzamento
  • incisione o asportazione della placca senza protesi
  • impianto di protesi peniene “soffice”, con successiva incisione di rilassamento dell’albuginea e posizionamento di un patch autulogo (vena safena) o eterologo (matrice collagene)
  • impianto di una protesi “idraulica” con manovra di Wilson e rottura della placca

L’impianto di protesi peniene ”soffici” con successiva incisione di rilassamento dell’albuginea e posizionamento di un patch autologo (vena safena) o eterologo (matrice collagene)

Tale intervento, come descritto in letteratura, deve essere considerato la metodica di “prima scelta”, in quanto ha il vantaggio di ottenere un ottimo raddrizzamento con “allungamento” del lato malato, grazie all’ausilio di protesi soffici dotate di rigidità assiale, che garantiscono un costante allungamento penieno, tale da prevenire la possibile recidiva del recurvatum e l’accorciamento futuri legati alla progressione della malattia stessa.

Le protesi soffici, inoltre, avendo un diametro molto piccolo (10 mm) e quindi buon risultato estetico, possono essere impiantate attraverso una singola dilatazione cavernosa con risparmio del tessuto erettile periferico, preservando in tal modo l’erezione residua complementare, erezione che, associata alla rigidità assiale dei cilindri protesici stessi, garantisce una buona penetrazione vaginale e risultati soddisfacenti dal punto di vista funzionale.

Metodica:

  1. Incisione circolare sottobalanica e degloving penieno lungo un piano avascolare sottodartoico;
  2. Apertura longitudinale parauretrale bilaterale della fascia di Buck;
  3. Corporotomia bilaterale con “minima” dilatazione dei corpi cavernosi;
  4. Impianto bilaterale di protesi soffici a rigidità assiale;
  5. Incisione trasversale di rilassamento dell’albuginea nel punto di massima concavità, fino ad ottenere un completo “raddrizzamento” ed “allungamento” del pene;

Terapia malattia di La Peyronienie Terapia malattia di La Peyronie

  1. Posizionamento di un patch autologo (vena safena) o eterologo (matrice collagene);

Terapia malattia di La Peyronie

  1. Chiusura della fascia di Buck;
  2. Posizionamento di un piccolo drenaggio in aspirazione;
  3. Postectomia;
  4. Medicazione contenitiva semi-compressiva.

Malattia di La Peyronie prima

Prima


Malattia di La Peyronie dopo

Dopo

 

Confronto con “altre” metodiche

1)Le corporoplastiche di raddrizzamento producono un buon risultato in termini di raddrizzamento, ma determinano un accorciamento del lato sano proporzionale all’entità del incurvamento da correggere, e quindi sono poco indicate soprattutto nei pazienti che hanno un pene già corto per natura ed ulteriormente accorciato dalla progressione della malattia stessa.

Altri metodi

2)L’incisione o asportazione della placca con posizionamento di un patch ma “senza” impianto protesico può determinare una disfunzione erettile postoperatoria proporzionale alla quota di albuginea asportata, e quindi alle relative dimensioni del patch che deve essere impiantato al di sopra del tessuto erettile, inoltre tale metodica non è esente dal rischio di recidiva futuro, con accorciamento penieno legato alla retrazione fibrotica del patch ed alla progressione della malattia stessa.

Altri metodi
3)L’impianto di protesi ”idraulica” con rottura della placca (manovra di Wilson) determina un parziale raddrizzamento senza correggere l’accorciamento penieno causato dalla malattia, inoltre, dal momento che tali protesi sono per la maggior parte del tempo disattivate, non esercitano, a differenza delle protesi soffici, quello stretching assiale costante che si oppone alla naturale retrazione legata alla malattia stessa, e responsabile della recidiva e dell’accorciamento futuro.

Altri metodi