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Patrizio Vicini
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Pene più grande e vagina ringiovanita: segreti e costi della chirurgia intima

Divulgazione, News

Non è più un tabù, bensì una tendenza in costante crescita. Ora la scienza trasforma desideri taciuti in veri e propri interventi di routine. Si tratta di chirurgia e medicina estetica nelle parti dove non batte mai il sole. Il dottor Patrizio Vicini, esperto del settore, ci spiega cosa chiedono i pazienti (uomini e donne) quando si rivolgono a lui, i cambiamenti reali che si possono conseguire e le eventuali complicanze. Ovviamente anche qualche info sui costi (non proprio alla portata di tutti).

Il trend della medicina estetica intima è in costante aumento: come spiega questo fenomeno?

“Effettivamente parliamo di numeri in forte crescita negli ultimi anni. Il motivo principale è molto semplice: se ne parla di più, sono caduti molti tabù e le persone vivono la propria sessualità con maggiore consapevolezza”.

Prima di entrare nel dettaglio dei trattamenti, ci spiega la differenza tra chirurgia genitale e medicina estetica intima?

“C’è una sostanziale differenza, perché la medicina estetica riguarda il ringiovanimento e la reidratazione dei tessuti. Si fa in ambulatorio con una crema anestetizzante, non serve un anestesista. Per le procedure si impiegano 20-30 minuti. La chirurgia intima, se parliamo di lipofilling genitale, va fatta in sala operatoria con un’anestesia locale e una sedazione. In rari casi è necessaria la permanenza in clinica per 4-6 ore”.

Entriamo nel dettaglio: quali sono le richieste più frequenti da parte delle donne?

“Soprattutto la labioplastica di riduzione e il ringiovanimento dei tessuti. Contrariamente a quanto si possa pensare, non riguarda donne avanti con l’età, ma molto spesso quarantenni che desiderano ritrovare armonia, magari dopo una o più gravidanze”.

In cosa consistono concretamente questi interventi?

“Si va dalla riduzione chirurgica delle piccole labbra al rimodellamento di quelle grandi. In sala operatoria si utilizza solitamente il lipofilling, ovvero il grasso autologo della paziente. In ambito ambulatoriale, invece, si ricorre a soluzioni più semplici e mininvasive come le infiltrazioni di acido ialuronico”.

Spostandoci sui pazienti uomini, cosa desiderano maggiormente?

“Un pene più grande. L’intervento chirurgico più complesso è la falloplastica, che permette di guadagnare in media 3 centimetri di lunghezza, non di più. Ci tengo a sottolinearlo: sono pochi gli uomini che ne hanno una reale necessità clinica, ovvero chi soffre di micropenia con dimensioni al di sotto dei 7 centimetri in erezione. Molti altri, invece, soffrono di dismorfofobia peniena. Anche per l’uomo, comunque, per piccoli ritocchi estetici è possibile ricorrere ai filler ambulatoriali a base di acido ialuronico, gli stessi usati per il volto, senza mai eccedere con i volumi. Il risultato è naturale, incomprensibile a occhio nudo per chi non è un esperto”.

Cos’è la dismorfofobia peniena?

“La classica ‘sindrome da spogliatoio’: un disagio psicologico associato a una sensazione di imbarazzo di fronte ad altri uomini. Il più delle volte ingiustificata realmente”.

In questi casi come si comporta? Scoraggia l’intervento?

“Sì, tendo a dissuaderli con chi presenta anatomia e dimensioni assolutamente adeguate, consigliando prima un percorso di consulenza psico-sessuologica”.

Oltre agli aspetti estetici o psicologici, ci sono casi in cui questi interventi migliorano anche la funzionalità o il piacere durante i rapporti?

“Certo, penso al micropene. Chiaramente un rapporto sessuale non è soddisfacente sia per quanto riguarda l’uomo sia per quanto riguarda la coppia. Lo stesso vale per le donne: chi è in menopausa, chi soffre di dispaurenia e cioè il dolore persistente prima, durante o dopo il rapporto. Ecco, una reidratazione dei tessuti per esempio può aiutarle”.

Quali sono le reali tempistiche di convalescenza e dopo quanto tempo dal trattamento si può tornare ad avere rapporti sessuali in totale sicurezza?

“Dopo un intervento chirurgico almeno 4-6 settimane, mentre al lavoro si può tornare dopo 5-7 giorni di convalescenza. Per quanto riguarda la medicina estetica ambulatoriale, invece, già dopo poche ore si può tornare a una vita regolare”.

Sul web si legge di tutto: qual è il falso mito più diffuso?

“Ci sono tantissime fake news, soprattutto sull’allungamento del pene. Non ci sono rimedi naturali o creme magiche. C’è la medicina. Con la falloplastica, per esempio, c’è un allungamento di circa 3 cm e circa il 20, 25% con lipofilling di tessuto adiposo”.

Parlando di cifre, quali sono i costi medi per il filler al pene o alla vagina?

“1 ml di prodotto buono e sicuro viene circa 250, 300 euro quindi dipende da quanto ne viene utilizzato. In genere per il ringiovanimento vaginale 2-3 ml sono sufficienti. Per il filler al pene per ampliamento il costo è più elevato: ne occorrono circa 10-20 ml”.

Quanto dura l’effetto?

“In genere 6-8 mesi per il ringiovanimento vaginale. Per la falloplastica di allungamento ne viene utilizzato uno diverso, macromolecolare, che dura 18-24 mesi”.

Quali sono le principali controindicazioni e complicanze? Si rischiano reazioni allergiche al filler o effetti collaterali indesiderati?

“Fondamentalmente controindicazioni non ce ne sono. Logicamente il prodotto dev’essere tracciato e lasciare al paziente l’etichetta con tutte le informazioni. Certo, possono esserci delle infezioni perché comunque parliamo sempre di un materiale impiantato ma con le dovute accortezze è piuttosto raro”.

Quali accortezze nella fattispecie?

“Astenersi da rapporti sessuali per 48-72 ore e fare una terapia antibiotica eventuale a copertura. Le complicazioni pericolose ci sono se ci si affida a mani inesperte che potrebbero iniettare l’acido ialuronico in vene o arterie determinando un effetto ischemico o necrotico”.

Sempre più spesso si sente parlare di botox ai testicoli (il cosiddetto Scrotox): in cosa consiste, a cosa serve e funziona davvero o è solo una moda?

“Si tratta di micro infiltrazioni di tossina botulinica nello scroto. L’effetto dura 6-8 mesi e ha diversi effetti. Quello estetico, perché determina un rilassamento dello scroto e quindi si può utilizzare in pazienti che desiderano testicoli più grandi e uniformi. E poi a livello funzionale per contrastare l’eccessiva sudorazione ed eventuale conseguente macerazione della pelle dello scroto, ma anche al fine di ridurre le contrazioni anomale del muscolo cremastere, responsabile di una orchialgia”.

E invece cosa ne pensa dell’O-SHOT (Orgasm Shot) con PRP per le donne?

“Si fa utilizzando il sangue della paziente, nella fattispecie PRP sta per Plasma Ricco di Piastrine, perché infatti è ricco di fattori di crescita. Lo scopo è il ringiovanimento tessutale. Essenzialmente si migliora la sensibilità e l’idratazione della vagina e avviene anche in ambito maschile con un miglioramento delle erezioni”.

Ci sono controindicazioni particolari o rischi per la fertilità nell’iniettare la tossina botulinica nell’area dello scroto?

“No, non ce ne sono. Il discorso su cui voglio tornare è sempre lo stesso: affidarsi a medici specializzati che hanno studiato e sanno come intervenire in sicurezza”.

Tra i nuovi trend sul mercato ci sono anche le cosiddette maschere vulvari o vaginali: hanno una reale efficacia?

“Possono determinare una maggiore idratazione, il risultato però non dura nel tempo. O almeno non ci sono ancora evidenze scientifiche al riguardo”.

Alcune donne affrontano cambiamenti importanti dopo il parto o in menopausa: quali sono i trattamenti più efficaci contro secchezza, perdita di tono e incontinenza?

“Dopo il parto possono esserci – a vari gradi – lassità tessutale e incontinenza urinaria, quindi bisogna affidarsi a fisioterapisti del pavimento pelvico per recuperare la forza a livello di muscolatura del perineo. La medicina estetica può anche aiutare per la reidratazione dei tessuti. Altresì è possibile intervenire con rimedi chirurgici mini invasivi con benderelle sottouretrali, si effettua in anestesia locale con sedazione e ha una grossa percentuale di successo. Una donna in menopausa, invece, va trattata innanzitutto con integrazione ormonale e poi anche qui ci sono tutta una serie di protocolli infiltrativi a base di: acido ialuronico, polinucleotidi, plasma piastrinico per ringiovanire il tessuto”.

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Pene più grande e vagina ringiovanita: segreti e costi della chirurgia intima
https://www.today.it/benessere/sesso/allungare-pene-ringiovanire-vagina-costi-medicina-intima.html
© Today

31 Agosto 2026/da Patrizio Vicini

Disfunzione Erettile e Protesi Peniene: problemi di Erezione e Impotenza

Divulgazione, News
Protesi peniena idraulica tricomponente per via infrapubica

Disfunzione Erettile e Protesi Peniene: problemi di Erezione e Impotenza

Prof. A.C. Urology

Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences

Via di Sant’Alessandro 8, 00131 Rome, Italy

 

Epidemiologia ed Eziopatogenesi della disfunzione erettile

L’erezione peniena è quel fenomeno “complesso” determinato da una serie di eventi a catena che coinvolgono coscienza, sistema nervoso centrale e periferico, meccanismi ormonali e vascolari (integrità del sistema arterioso e veno-occlusivo penieno).

Tuttavia, ricerche sull’anatomia, la fisiologia e la biochimica della funzione erettile hanno reso possibile definire specifici disordini organici che possono dare origine alla Disfunzione Erettiva (DE) o Impotenza, definita come “incapacità di ottenere o mantenere un’erezione adeguata a portare a termine un soddisfacente rapporto sessuale”..

L’erezione è essenzialmente un evento emodinamico, in cui gioca un ruolo fondamentale l’equilibrio tra l’afflusso arterioso e il deflusso venoso.

L’endotelio in particolar modo, svolge un ruolo chiave nella regolazione del microcircolo, infatti è al centro dei meccanismi omeostatici di modulazione del diametro dei vasi e di controllo della perfusione tissutale. Le cellule endoteliali partecipano alla regolazione del flusso mediante il rilascio di fattori contrattili e vasodilatatori. In particolari condizioni di ischemia, come quella secondaria alla vasculopatia diabetica, ad esempio, la riduzione del flusso, conseguente alla alterazione vascolare, induce una condizione di stress emodinamico che causa un profondo scompenso dell’omeostasi microcircolatoria. Tale stress determina l’attivazione dell’endotelio provocando un ulteriore aumento del consumo di ossigeno circolante da parte dello stesso endotelio attivato. Le alterazioni del microcircolo innescano, quindi, una serie di modificazioni (diminuizione del flusso arterioso, peggioramento dell’ipossia), che mantengono e aggravano i meccanismi patogenetici della DE. In queste circostanze infatti il rilascio di neuromediatori ad azione vasocostrittrice da parte dell’endotelio attivato, quali l’endotelina1, le citochine e gli altri radicali liberi, danneggiano ulteriormente la membrana endoteliale.

E’ sempre più evidente che fattori di rischio quali ipercolesterolemia, fumo, ipertensione e diabete mellito portano ad una alterata funzione dell’endotelio e della muscolatura liscia in tutto l’organismo, e questo nel pene può portare alla disfunzione erettile(D.E.) o “impotenza”.

Studi epidemiologici ci indicano un’incidenza della DE o deficit erettivo, nelle società occidentali, dell’ordine del 10%.
La D.E. tende ad aumentare con l’età: il 40% dei maschi a 70 anni accusa problemi di erezione.
Da dati recenti emerge che, in Italia, circa il 40% dei maschi di età compresa tra i 30 ed i 70 anni accusano “disturbi” della sfera sessuale e circa il 15% avrebbe problemi di “impotenza”, quindi circa 4 milioni di individui.
Il problema è esploso in questi ultimi anni innanzitutto per un progresso culturale per cui la disfunzione erettile non è più considerata una vergogna da nascondere, ma una malattia da affrontare e curare; un secondo motivo è dovuto all’aumento di incidenza di fattori di rischio tipici dei paesi industrializzati (stress, farmaci, droghe, inquinamento ambientale). Va ricordato infine che la Disfunzione Erettile è spesso “Sintomo” di esordio di malattie più gravi come: il diabete, l’ipertensione, la cardiopatia ischemica ;l’insorgenza della disfunzione erettiva precede di 53 mesi (1-168) la manifestazione clinica della cardiopatia ischemica di cui condivide gli stessi fattori di rischio, da qui l’estrema importanza di una corretta diagnosi e cura da parte dello specialista andrologo.

 

Classificazione disfunzione erettile

La disfunzione erettile o deficit erettivo viene sostanzialmente classificata in “Psicogena” ed “Organica”.

La disfunzione erettiva è “Psicogena” quando i fattori psicologici, come l’ansia da prestazione, lo stress, hanno un ruolo chiaro e determinante nella sua insorgenza. Tale forma è più frequente nei soggetti giovani.

Nell’età più avanzata la disfunzione erettile è essenzialmente “Organica” ed è determinata da molteplici cause:
– cause anatomiche (condizioni anatomiche peniene, sia congenite che acquisite che non consentono la penetrazione)
– cause neurologiche (M. Parkinson, M. di Alzheimer, Sclerosi Multipla, lesioni del midollo spinale)
– cause farmacologiche (ansiolitici, antidepressivi, ed antipertensivi)
– cause chirurgiche (pelvici ed addomino-perineali come ad esempio l’intervento di Prostatectomia Radicale per Tumore della Prostata oppure Resezione del Retto per tumore del Retto)
– cause vascolari arteriose e venose (soprattutto nei soggetti diabetici)
– cause endocrine (ipertiroidismo, ipotiroidismo, ipogonadismo, iperprolattinemia)
– patologie organiche generali quali diabete mellito, insufficienza epatica e renale, ipertensione arteriosa
– sostanze tossiche quali droghe, nicotina ed abuso di alcool

L’Andrologo si trova spesso a dover gestire una Disfunzione Erettile che riconosce come cause principali incurvamenti penieni, legati della malattia di La Peyronie o successivi a traumi penieni.
Esistono anche una Disfunzione Erettile secondaria ad interventi demolitivi pelvici, come nel caso della prostatectomia radicale per tumore della prostata; ed infine alterazioni delle funzioni sessuali associate all’ipertrofia prostatica benigna e/o al suo trattamento.

 

Diagnosi impotenza

1) Anamnesi:- Presenza di fattori di rischio
– Patologie concomitanti (endocrine e dismetaboliche)
– Pregressi interventi chirurgici
– Farmacoterapia
– Tempo e modo di comparsa
– Presenza di erezioni notturne o con masturbazione
– Comparsa occasionale, situazionale o relazionale
– Concomitanza di disturbi del desiderio, dell’eiaculazione o dell’orgasmo

2) Esame obiettivo:

– Androgenizzazione generale (massa muscolare, apparato pilifero, distribuzione adipe)
– Identificazione dei segni suggestivi di ipogonadismo (riduzioni delle dimensioni dei testicoli,riduzione del
tono e del trofismo muscolare,
perdita dei caratteri sessuali secondari)
– Valutazione del pene (elasticità, presenza di placche fibrose o fibrosi generalizzata, presenza di fimosi o
frenulo corto)
– Valutazione dei testicoli
– Esplorazione rettale per valutazione della prostata

3) Esami di laboratorio ed ormonali:

– Glicemia a digiuno (o emoglobina glicosilata se il paziente è diabetico) e valutazione del profilo lipidico
– Dosaggio del Testosterone libero e totale, FSH, LH, Prolattina, DHEA-S

Il riscontro di ridotti livelli ematici di testosterone impone il dosaggio dell’LH e dell’FSH per permettere la diagnosi differenziale tra ipogonadismo “ipogonadotropo” (livelli di testosterone e gonadotropine bassi) e ipogonadismo “ipergonadotropo” (livelli di testosterone bassi e gonadotropine alti).
In caso ipogonadismo “ipogonadotropo” sarà necessario indagare ulteriormente l’asse ipotalamo-ipofisario, attraverso esami ormonali di base e dinamici ed RMN o TC cerebrale.
Se ci troviamo di fronte ad iperprolattinemia è necessario escludere cause farmacologiche e riconfermare il risultato tramite prelievi seriati nel tempo.

4) Rigiscan (Rigidometria ed Erettometria Peniena Notturna)

Valutazione obiettiva e quantitativa delle erezioni notturne che si verificano fisiologicamente durante le fasi REM del sonno.
Permette la diagnosi differenziale tra DE “psicogena” e DE “organica”: la presenza di erezioni notturne normali per numero e durata esclude una DE organica.

 

5) FIC test

Farmaco-infusione intracavernosa di PGE1, valuta l’integrità del meccanismo artero-venoso, utile quando l’anamnesi e le indagini non invasive non hanno chiarito l’origine della Disfunzione Erettiva e per quei pazienti in cui potrebbe essere indicata come terapia la stessa farmacoterapia intracavernosa, dopo averne trovato così il dosaggio ottimale.

 

6) Eco-color doppler penieno dinamico

E’ l’esame di II livello più importante che deve essere fatto in caso di risposta parziale o non dirimente al FIC test, oppure quando si rende necessario confermare il sospetto di disfunzione erettile su base vascolare.
Esame viene eseguito sia in condizioni basali per valutare l’ecostruttura dei corpi cavernosi, sia in condizioni dinamiche dopo farmaco-infusione intracavernosa di PGE1 (10-20 mcg/ml), utile per valutare in modo “quantitativo” e “qualitativo” i flussi ematici delle arterie cavernose e dorsali.

Permette di rilevare la presenza di:
– alterazioni strutturali dei corpi cavernosi (fibrosi, placche)
– una normale emodinamica peniena
– un deficit erettile arteriogenico
– un deficit erettile secondario a disfunzione veno-occlusiva

7) Cavernosometria-grafia

Metodica utilizzata nella diagnosi della “fuga venosa” ma ormai in disuso dopo l’avvento dell’ecocolordoppler.

8) Biotesiometria metodica che permette di valuta la soglia neurologica allo stimolo vibratorio penieno per integrità funzionale della via della sensibilita’ esteropriopiocettiva con normalità dello stimolo vibratorio e normale percezione dell’ incremento d’ intensità  a livello delle zone peniene esaminate.

 

Terapia disfunzione erettile

Il ruolo del medico anche nell’era delle “pillole che possono guarire tutto” risiede oltre che nell’accogliere, rassicurare, eliminare eventuali fattori di rischio(fumo,alcool), nel porre una diagnosi e nell’intervenire. Nelle malattie psichiatriche (depressione, schizofrenia) è indispensabile l’intervento di uno psichiatra che tratterà il paziente con farmaci appropriati.
Nelle malattie endocrine (ipogonadismo, iperprolattinemia, malattie della tiroide) una corretta terapia potrà essere di notevole giovamento o addirittura risolutiva. Nel caso che dall’esame clinico risulti un diabete o un’ipertensione, si dovranno prendere le opportune misure terapeutiche. Nel caso di uso di farmaci che di per sé possono determinare un’interferenza con l’attività sessuale (antiipertensivi, glucosidi digitatici, gli anti-H2, gli antidepressivi, gli ansiolitici ed alcuni iperlipimezzanti), se ne dovrà dare notizia al medico di base e suggerire le opportune sostituzioni.
Quando una terapia eziologica non sia possibile, si dovrà ricorrere ai presidi terapeutici disponibili: psicoterapia sessuale e la terapia medica a sua volta distinta in “non invasiva” ed “invasiva”.

 

Psicoterapia per l’impotenza

La psicoterapia sessuale può rappresentare una risorsa comunque, sia in assenza di una componente organica, sia in sua presenza, perché nel primo caso risolve spesso il disagio ripristinando un comportamento sessuale positivo e, nel secondo caso, aiuta il soggetto e la coppia a vivere la sessualità con margini di handicap conosciuti , con l’attivazione di aspetti generali che siano in grado di garantire piacere e scambio, attenuando il conflitto e la tensione e perciò ripristinando complicità e capacità comunicativa.

 

Terapia medica “non invasiva” per la disfunzione erettile

I trattamenti medici non invasivi sono rappresentati dai farmaci orali e possono essere quindi distinti in:

Farmaci che agiscono con meccanismo prevalentemente “periferico”

Sildenafil (VIAGRA)

La farmacoterapia orale costituisce il trattamento di prima linea della DE grazie al Sildenafil (VIAGRA) che ha rivoluzionato l’approccio a tale problema.
Perifericamente, un agente come il sildenafil, anche se non dà avvio ad un’erezione, facilita ed aumenta la risposta della muscolatura liscia ad ogni stimolo sessuale. Il sildenafil viene assunto per bocca un’ora circa prima del rapporto sessuale ed ha un’emivita di circa 4 ore. L’assunzione con i pasti ne rallenta l’assorbimento. La dose consigliata è 50 mg, ma il farmaco può essere efficace anche alla dose di 25 mg. La dose massima consigliata è 100 mg. Il valore terapeutico di questo farmaco è stato confermato dal successo nella pratica clinica essendosi dimostrato efficace in oltre il 70 % dei pazienti dei pazienti affetti da DE.

 

IC351-Tadalafil (CIALIS)

Rappresenta la “seconda generazione” di farmaci inibitori selettivi della PDE 5. La novità terapeutica rispetto al “vecchio“ Sildenafil risiede proprio nella selettività che risulta 10.000 volte maggiore verso la PDE 5 rispetto alle altre PDE (1-4-7-10) e 780 volte maggiore rispetto alla PDE 6. Tali livelli di selettività dovrebbero assicurare minori effetti collaterali e maggiore efficacia clinica. L’efficacia clinica si evidenzia già entro 30 minuti (59%) ma è massima tra 4 e 36 ore dopo l’assunzione (80%).  Un vantaggio di questa molecola rispetto agli altri inibitori delle PDE quali Sildenafil e Vardenafil è la più lunga emivita (>17 ore).Tale aspetto farmaco-cinetico, liberando la coppia dalla necessità di” pianificazione temporale “dell’attività sessuale migliora la spontaneità dei rapporti e l’ansia da prestazione ad essi connessa, permettendo cosi somministrazioni rarefatte e non tipicamente situazionali. La lunga emivita lo rende anche il farmaco più utilizzato per la “riabilitazione” dei corpi cavernosi post-prostatectomia radicale per tumore della prostata.

 

Vardenafil (LEVITRA)

E’ un potente inibitore della PDE 5. Studi farmacocinetiche hanno documentato alcune specifiche peculiarità che lo differenziano dagli altri inibitori della PDE 5: il più rapido raggiungimento delle massime concentrazioni plasmatiche (entro 40-50 minuti), e l’emivita (in media 4-5 ore) alle dosi comunemente impiegate di 10-20 mg.
Non sono riportate significative variazioni dei parametri farmacocinetici con la contemporanea assunzione di alimenti ne in presenza di insufficienza renale nei pazienti dializzati.

Terapia medica “ invasiva”

Pazienti candidati alla terapia iniettiva
1. Pazienti che non possono usare la terapia orale
2. Pazienti che non rispondono alla terapia orale
3. Pazienti con esiti di chirurgia radicale della pelvi

La prostaglandina E1 (PGE1), somministrata per via intracavernosa, induce il rilasciamento della muscolatura liscia peniena dei corpi cavernosi determinando un’attivazione dell’adenilatociclasi e quindi un aumento delle concentrazioni di AMPc. La prostaglandina E1 in dosi comprese tra 2,5 e 20 mcg, induce delle erezioni valide nell’80% circa dei soggetti trattati.

 

Terapia con onde d’urto a bassa intensità

Una tecnica recente che dimostra una buona efficacia è quella della litotrissia peniena, che consiste nel colpire il pene con onde d’urto a bassa intensità, le onde d’urto determina una risposta infiammatoria con riparazione tissutale e facilitano la neoangiogenesi ossia lo sviluppo di ulteriori vasi sanguigni penieni migliorando in tal modo l’ erezione.

 

Terapia con Plasma Piastrinico o PRP e Cellule Staminali

Il PRP (plasma ricco di piastrine) si ottiene attraverso la centrifugazione del sangue autologo la centrifugazione del sangue autologo (cioè prelevato dallo stesso paziente), che produce un plasma ad alta concentrazione di piastrine, detto appunto concentrato piastrinico.

Il plasma così ottenuto trova diverse applicazioni soprattutto nell’ambito della chirurgia estetica e per la ricrescita dei capelli, mentre in andrologia si usa essenzialmente per due patologie con ottimi risultati: la disfunzione erettile e la malattia di La Peyronie.

 

Terapia Chirurgica disfunzione erettile: Protesi peniene

Dove la terapia medica non permette di ottenere risultati soddisfacenti la terapia protesica rappresenta la soluzione migliore.

I pazienti candidati all’impianto protesico sono in genere affetti da una DE organica e che “non rispondono” alla terapia orale (Viagra, Cialis, Levitra) o alla terapia farmaco-iniettiva con PGE1, oppure affetti da DE organica che “non vogliono” il trattamento orale o farmaco-iniettivo, ed infine pazienti con una DE definitiva (diabete, chirurgia pelvica, malattia di La Peyronie in fase stabilizzata).

In caso di DE psicogena l’impianto protesico è indicato dopo il fallimento o la non attuabilità dei trattamenti sessuologici e psicoterapici e la scarsa accettazione dei farmaci orali e intracavernosi.

Le protesi di dividono in soffici, malleabili, ed idrauliche ed in genere vengono impiantate tramite un piccolo accesso peno-scrotale con l’ausilio del divaricatore di Scott.

1) Le protesi soffici e malleabili ”non gonfiabili” sono indicate in soggetti con scarsa destrezza manuale, che hanno rapporti stabili di coppia e che rifiutano la protesi idraulica.

Vantaggi 
• Perfetta rigidità
• Accesso chirurgico minimo
• Non richiedono alcuna attivazione
• Bassa percentuale di rotture
• Costi relativamente contenuti

Svantaggi
• Non perfetta simulazione della flaccidità
• Possibile deformazione durante il rapporto
• Manovre endo-urologiche difficoltose se il pene è lungo

 

2) Le protesi idrauliche bi o tricomponenti “gonfiabili” possono essere a due (cilindri e istema pompa-serbatoio unico) o tre componenti
(cilindri, pompa e serbatoio), tali protesi forniscono risultati migliori sia da un punto di vista funzionale che estetico, e sono indicate in tutti i tipi di deficit erettivo, in pazienti privi di impedimenti fisici con necessità di occultare la presenza dell’impianto.
Vantaggi
• Ottima simulazione di flaccidità
• Ottima rigidità (maggiormente per le protesi tricomponenti rispetto alle bicomponenti)

Svantaggi
• Necessità di attivazione manuale
• Possibili rotture o migrazione dei componenti
• Possibili compressioni della pseudocapsula fibrosa che si forma intorno all‘impianto
• Costi relativamente alti.

19 Agosto 2026/da Patrizio Vicini

Vaginoplastica-Falloplastica-Percorso Affermazione di Genere

Divulgazione, News

Vaginoplastica-Falloplastica-Percorso Affermazione di Genere

Dalla rimozione del seno alla chirurgia genitale: come funziona e quanto costa il cambio di genere

Dall’iter psicologico e ormonale agli interventi chirurgici più complessi: la guida passo-passo dello specialista, prendendo spunto dalla recente esposizione sull’argomento da parte di Senza Cri, ex talento di Amici di Maria De Filippi

Paolo AruffoGiornalista
Il percorso di transizione e affermazione di genere è una materia complessa e profondamente delicata. Per questo è fondamentale dare voce a chi da diversi anni opera sul campo con alta professionalità e competenza clinica, come il dottor Patrizio Vicini, andrologo, urologo e chirurgo plastico a capo del Roma Gender Team (centro specializzato in chirurgia ricostruttiva genitale per la riassegnazione di genere).

La recente scelta di Senza Cri (ex talento di Amici, 26 anni) di mostrare i segni della mastectomia (rimozione del seno) ha riacceso l’attenzione pubblica su cosa comporti davvero questo lungo iter. Senza entrare nel merito clinico dell’ex cantante di Amici, il dottor Vicini ha spiegato a Today.it come funzionano esattamente questi percorsi, quali sono le tecniche impiegate, i tempi di recupero e i costi da sostenere.

Partiamo dall’inizio. Prima di arrivare in sala operatoria, qual è l’iter diagnostico e preparatorio che il paziente deve aver già completato?

“Prima di arrivare alla parte chirurgica c’è un percorso pregresso indispensabile. Innanzitutto la presa in carico psicologica, seguita dalla terapia ormonale sostitutiva sotto la guida dell’endocrinologo. Ottenuti i due pareri favorevoli, si avvia la fase legale per la rettificazione anagrafica. Soltanto dopo si passa al capitolo chirurgico”.

L’iter legale e medico è sempre stato strutturato in questo modo?

“Non esattamente. Storicamente la Legge 164/1982 veniva interpretata prevedendo la rettifica anagrafica solo dopo aver completato l’intervento demolitorio e ricostruttivo sui genitali, come la falloplastica o la vaginoplastica. A partire dal 2015 e ancora di più dal 2017, a seguito di alcun sentenze, la giurisprudenza è cambiata: oggi il percorso anagrafico può essere ultimato a prescindere dall’atto chirurgico genitale. Consideriamo che l’operazione resta spesso un obiettivo del paziente, ma non è più un obbligo”.

Negli ultimi anni ha notato un cambiamento nel profilo anagrafico dei pazienti che si rivolgono a lei per vaginoplastica e falloplastica nel percorso affermazione di genere?

“Sì, le diagnosi sono sempre più precoci, probabilmente perché il tema è meno tabù rispetto al passato. Dieci anni fa operavo prevalentemente persone dai 35 anni in su; oggi diversi pazienti arrivano da me appena compiuti i 18 anni. Parliamo di un bacino stimato in Italia di circa 400-500mila persone interessate dal tema, anche se non tutte scelgono la chirurgia. Tra chi si sottopone agli interventi prevalgono le donne trans (persone a cui è stato assegnato il sesso maschile alla nascita), con un rapporto di circa 4 a 1 rispetto agli uomini trans”.

Nel caso in cui a richiedere il percorso sia un minore, come ci si regola?

“Serve obbligatoriamente il consenso di entrambi i genitori. Per quanto riguarda la mia prassi clinica, preferisco sempre attendere la maggiore età del paziente e l’istanza del tribunale”.

Entriamo nei dettagli della sala operatoria, partendo dalla transizione da maschio a femmina (MTF) ossia vaginoplastica. Come si svolge?

“L’intervento di vaginoplastica può essere effettuato in un unico tempo chirurgico della durata di circa 5 ore. Comprende una fase demolitiva, in cui si asportano i corpi cavernosi del pene e si modella il glande per trasformarlo in clitoride, e una fase ricostruttiva per creare le piccole e le grandi labbra oltre al canale vaginale. La paziente resta ricoverata in clinica per 5 notti con catetere vescicale. Alle dimissioni il catetere viene mantenuto ancora per qualche giorno, per consentire la corretta stabilizzazione dei tessuti”.

Come si gestisce la delicata fase post-operatoria della vaginoplastica una volta tornati a casa?

“Ci si affida a fisioterapisti specializzati nella riabilitazione dell’area trattata. Un aspetto cruciale è il protocollo di dilatazione vaginale, fondamentale per mantenere la profondità e l’ampiezza della neo-vagina, che altrimenti rischiano di ridursi. Il follow-up costante è essenziale per il successo a lungo termine”.

Qual è il costo medio di un intervento di vaginoplastica in regime privato?

“Siamo intorno ai 20.000 euro”.

https://www.patriziovicini.it/divulgazione/vaginoplastica-quale-tecnica-scegliere/

Passiamo ora alla transizione da femmina a maschio (FTM) ossia falloplastica nel percorso affermazione di genere. La complessità chirurgica in questo caso è maggiore?

“Sì, inevitabilmente. Bisogna però fare subito una distinzione: c’è chi sceglie di sottoporsi soltanto alla top surgery, ovvero la mastectomia per l’asportazione del tessuto mammario e il riposizionamento maschile del capezzolo. È un intervento non estremamente complesso dal punto di vista medico, ma che richiede grande accuratezza estetica”.

E per chi decide di proseguire con la falloplastica vera e propria nel percorso affermazione di genere?

“In quel caso parliamo di una chirurgia pluristadio molto complessa. Come primo step si procede all’asportazione di utero e ovaie, preferibilmente in laparoscopia. Dopodiché si passa alla creazione del neo-fallo, alla riconfigurazione del glande e, in un secondo momento, all’inserimento delle protesi testicolari e peniene per consentire l’erezione”.

Dal punto di vista pratico, da quali zone del corpo vengono prelevati gli innesti cutanei per modellare il nuovo organo?

“I tessuti possono essere prelevati dall’avambraccio — preferibilmente quello non dominante — o dalla regione addominale. Il prelievo da avambraccio comporta un pene piccolo, con poco spessore. Personalmente prediligo la tecnica che impiega un lembo di tessuto cutaneo e sottocutaneo addominale associato ad addominoplastica, garantendo un risultato esteticamente più pieno”.

In generale quando si può tornare ad avere rapporti sessuali dopo la falloplastica nel percorso affermazione di genere?

“In assenza di complicanze, dopo 6 mesi dall’ultimo intervento”.

Quanti interventi chirurgici servono complessivamente per completare una falloplastica nel percorso affermazione di genere?

“Non si fa mai tutto in un’unica seduta. Si parla di un percorso a tappe che richiede almeno 3 o 4 interventi chirurgici distinti, distanziati di circa 5 mesi l’uno dall’altro”.

Quali sono i rischi e le complicazioni più frequenti di questo tipo di chirurgia?

“I rischi principali riguardano il mancato attecchimento dei tessuti o la formazione di cicatrici patologiche o antiestetiche. La fase in assoluto più critica riguarda la ricostruzione dell’uretra, che servirebbe a far urinare il paziente in posizione eretta. Tuttavia, la percentuale di complicanze è talmente alta che io stesso sconsiglio questa procedura. Il paziente continuerà dunque a urinare in totale sicurezza e senza rischi clinici, semplicemente da seduto”.

Qual è la spesa complessiva per un percorso di falloplastica completo nel percorso affermazione di genere?

“Dipende da quanti step il paziente sceglie di effettuare. La sola parte chirurgica iniziale parte da circa 20.000 euro, a cui si aggiungono altri 20.000 euro circa per la componente protesica. È un percorso complessivamente più costoso rispetto alla transizione MTF”.

https://www.patriziovicini.it/video/falloplastica-e-vaginoplastica-in-italia/

Il Servizio sanitario nazionale copre questi interventi?

“Sì, in Italia esistono centri pubblici e convenzionati di ottimo livello dove è possibile affrontare l’intero percorso chirurgico a carico del Ssn”.

Dalla rimozione del seno alla chirurgia genitale: come funziona e quanto costa il cambio di genere. Parla l’esperto: “Per i minori serve consenso di entrambi i genitori”
https://www.today.it/dossier/societa/operazione-cambio-sesso-come-funziona-costi.html
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18 Agosto 2026/da Patrizio Vicini

Vaginoplastica: quale tecnica scegliere?

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La corretta progettazione   chirurgica della vaginoplastica MtF (Male-to-Female) richiede una valutazione attenta ed accurata di vari aspetti come ad esempio del tessuto disponibile (penieno e scrotale) per garantire una neovagina funzionale, idonea al coito e con una profondità adeguata.

Vanno però sottolineati alcuni aspetti importanti:

  • la profondità di una vagina nella donna CIS è circa 7-8 cm
  • le dimensioni medie peniene nell’ uomo di razza italiana sono circa 12,5 cm,  non occorre pertanto per tale motivo una profondita’ eccessiva.
  • estrema variabilità anatomica delle neocavita’ creata
  • limiti anatomici oggettivi non modificabili in corso di  intervento chirurgico

Una corretta progettazione mira a ottimizzare il risultato estetico e funzionale, riducendo le complicanze come la stenosi, la paziente pero’ indipendente dalla tecnica utilizzata può avere algia durante o post-coitale e difficoltà nel raggiungimento dell’ orgasmo.

La tecnica chirurgica maggiormente utilizzata è la tecnica peno-scrotale (Vaginoplastica Peno-scrotale) che rappresenta a tutt’ oggi il “gold standard” tra le tecniche

Prevede utilizzo di lembi peduncolati di cute del pene e dello scroto per rivestire la neovagina.

La vagina non ha lubrificazione, sono necessarie dilatazioni costanti o rapporti sessuali per evitare la perdità di profondità ed ampiezza.

Tecniche Correttive e Alternative (Tessuti aggiuntivi)

Se il tessuto peno-scrotale è insufficiente (ipoplasia) ossia paziente affetto da micropene, già operato di circonsione o già plurioperato di ipospadia, si ricorre a tecniche che garantiscono profondità e lubrificazione:

  • Innesti Liberi di Cute libera (Skin Graft): Utilizzo di cute scrotale o di altre zone per aumentare la lunghezza del cilindro cutaneo vaginale, chiamato per l’ appunto scrotal skin graft
  • Vaginoplastica Peno-Peritoneale (PPV): Utilizza il peritoneo (membrana addominale che avvolge le anse intestinali) per rivestire la parte profonda della neovagina ed aumentarne in tal modo la profondita’. Questa tecnica offre ottima profondità e  lubrificazione, ideale nei casi di pene corto, o per revisione di una vaginoplastica primaria che ha perso profondità.
  • Intervento Alternativo: Colon-Vagina (Sigmoido-vaginoplastica o Colon-vaginoplastica)

La colon-vaginoplastica prevede l’utilizzo di un segmento di colon sigmoideo (solitamente il sigmoideo) per la creazione della neovagina.

  • Indicazioni: Riservata a casi in cui non è possibile utilizzare la pelle ( riservata per revisioni chirurgiche complesse ossia dopo vaginoplastica primaria .
  • Vantaggi: Garantisce una maggiore profondità e presenta una lubrificazione naturale, imitando la consistenza e l’umidità della vagina biologica.
  • Svantaggi: elevata mobidita’, secrezioni che possono avere cattivo odore, prolassi, infiammazioni mucosa o mucositi, ulcerazioni, sanguinamento
  • Complessità: È un intervento più invasivo e complesso rispetto all’inversione peniene

Per tale ragioni è vero che bisogna sempre considerare le aspettative del paziente ma mai incoraggiare interventi più invasivi e piu pericolosi (nella fattispecie la colonvaginoplastica)  oltretutto non esenti da complicanze  gravi e meno gravi.

Fonte: Linee Guida EPATH e WAPATH

22 Aprile 2026/da Patrizio Vicini

Neuralterapia (Procaina) e Dolore Pelvico Cronico

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La Sindrome del dolore pelvico cronico grave (CPPS) che non risponde adeguatamente a diverse terapie farmacologiche e ad altri trattamenti eseguiti da diversi specialisti. Oltre al dolore cronico persistente, il paziente può soffrire di episodi di aumento del dolore della durata di una settimana, senza una causa apparente. Al primo consulto con noi, il paziente si trovava in una fase di dolore particolarmente intenso. Stava assumendo quattro diversi farmaci analgesici efficaci. Per quanto riguarda l’anestesia locale terapeutica (terapia neurale), abbiamo eseguito un’iniezione  di procaina all’1% con infiltrazione del plesso vescicoprostatico ecoguidata per via transperineale. Pochi minuti dopo, il dolore è diminuito significativamente. Per mantenere e aumentare ulteriormente l’effetto, abbiamo eseguito l’iniezione altre 4  volte con frequenza ogni 3-4 settimane. Il paziente ha gradualmente ridotto e interrotto tutti i farmaci e da allora non ha più avvertito dolore e fastidio. L’ infiltrazione terapeutica del plesso vescicoprostatico con successo utilizzando un anestetico locale (LA) in un paziente con CPPS refrattario a diversi trattamenti da molti anni. Una possibile spiegazione potrebbe essere che i circuiti di feedback positivo che mantengono il dolore e l’infiammazione neurogena vengono interrotti  e resettati dall’infiltrazione di LA. Ciò può portare a una nuova organizzazione (reset) dei sistemi di elaborazione del dolore

Fonte: Kroneberg ed all.

Case Reports   2018 Jun 26:2018:9137215. doi: 10.1155/2018/9137215. eCollection 2018.
26 Febbraio 2026/da Patrizio Vicini

L’ecocolordoppler penieno dinamico

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L’ecocolordoppler penieno dinamico è un esame semplice, di rapida esecuzione e minimamente invasivo.

L’esame si effettua mediante una sonda ecografica , con tecnologia colordoppler ,appoggiata sull’asta del paziente prima in fase di flaccidità successivamente in fase di erezione, dopo farmaco infusione di un vasodilatatore locale a basso dosaggio, l’esame dura circa 20/30 minuti.

La somministrazione del farmaco non è dolorosa e l’erezione durerà il tempo necessario allo studio ecografico.

E’ un esame fondamentale per lo studio accurato della funzionalità delle arterie e delle vene dell’asta che sono deputate all’ottenimento e mantenimento dell’erezione.

Si può fare diagnosi di alterazioni del micro o macro circolo arterioso o di malfunzionamento dei meccanismi occlusivi venosi, situazione nota come fuga venosa.

16 Gennaio 2026/da Patrizio Vicini

L’ecografia prostatica sovrapubica

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L’ecografia prostatica sovrapubica è un esame semplice, non invasivo e di rapida esecuzione.

L’esame si effettua a vescica piena, pertanto il paziente è invitato a bere circa mezzo litro di acqua e di non urinare nell’ora precedente.

Mediante una sonda ecografica appoggiata sulla zona sovra pubica del paziente si ottengono importanti informazioni sulle dimensioni e sulla struttura della ghiandola prostatica.

E’ un esame fondamentale per effettuare diagnosi di ipertrofia prostatica benigna, di prostatite e nella ricerca di eventuali neoplasie prostatiche.

Al termine dell’esame, che dura circa 10 minuti, il paziente viene invitato a mingere cosi da controllare, eco graficamente, il residuo post- minzionale di urine.

13 Gennaio 2026/da Patrizio Vicini

Rigidometria peniena notturna

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La rigidometria computerizzata notturna mediante apparecchio Rigiscan plus è un esame semplice, non invasivo, che il paziente effettua durante la notte presso la propria abitazione e secondo le proprie abitudini.

La registrazione notturna dell’attività erettile spontanea è un esame fondamentale nella diagnostica strumentale della disfunzione erettile o nello studio accurato preoperatorio.

L’esame si effettua per una o due notti, il computer è di facile applicazione e di scarso ingombro.

Mediante due sottili anelli in cotone il Rigiscan registra il grado e la durata della tumescenza e i cambiamenti di circonferenza alla base ed alla punta del pene.

Al termine delle due notti il computer verrà restituito al personale medico ed i dati verranno scaricati ed interpretati con software dedicato.

12 Gennaio 2026/da Patrizio Vicini

L’ ecografia testicolare

Divulgazione, News

L’ecografia testicolare è un esame semplice, non invasivo e di rapida esecuzione.

 

L’esame si effettua mediante una sonda ecografica appoggiata sullo scroto del paziente, l’esame dura circa 10-15 minuti.

 

E’ un esame fondamentale per lo studio accurato della morfologia ed ecostruttura dei didimi,epididimi, funicolo spermatico e borsa scrotale.

 

Si possono diagnosticare cisti o tumori del testicolo, cisti dell’epididimo, condizioni infiammatorie, idrocele e varicocele.

6 Gennaio 2026/da Patrizio Vicini

L’ecografia prostatica trans rettale

Divulgazione, News

L’ecografia prostatica trans rettale è un esame semplice, di rapida esecuzione e non doloroso.

L’esame si effettua a vescica piena, pertanto il paziente è invitato a bere circa mezzo litro di acqua e di non urinare nell’ora precedente. La sera prima dell’esame il paziente dovrà eseguire un piccolo clistere per effettuare la pulizia dell’ultimo tratto del retto.

Mediante una sonda ecografica trans-rettale si ottengono importanti informazioni sulle dimensioni e sulla struttura della ghiandola prostatica.

E’ un esame fondamentale per effettuare diagnosi di ipertrofia prostatica benigna, di prostatite e nella ricerca di eventuali neoplasie prostatiche. E’ inoltre fondamentale nell’esecuzione di biopsie mirate ove sia stata individuata un’area sospetta.

Al termine dell’esame, che dura circa 10 minuti, il paziente viene invitato a mingere cosi da controllare, eco graficamente, il residuo post- minzionale di urine

5 Gennaio 2026/da Patrizio Vicini
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